Recensione “Dark Horse” (“Voksne Mennesker”, 2005)

Presentato al Festival di Cannes (sezione Un Certain Regard) nel 2005, il secondo film di Dagur Kari è un racconto ironico e dolcemente naif realizzato interamente in bianco e nero (a parte un brevissimo bagliore a colori). Un po’ surreale, tenero, costantemente in bilico sull’altalena del romanticismo e della malinconia, senza dimenticare l’ingrediente fondamentale della vita: l’ironia. Anche la Danimarca sa cosa significa “Nouvelle Vague”: non a caso il regista è nato a Parigi (da genitori islandesi). Da una parte il cinema francese degli anni 60, dall’altra il cinema indipendente americano (Jarmusch è dietro l’angolo): il film di Dagur Kari è una meraviglia fatta di pazzia e dolcezza: dalla serie “la vita è difficile, quasi impossibile, ma finché ci amiamo va tutto bene”.

Daniel è uno street artist squattrinato, un po’ irresponsabile, perennemente alla ricerca di un posto nel mondo. Si guadagna da vivere realizzando graffiti romantici su commissione, mentre di notte fa la cavia umana nel laboratorio dove lavora il suo migliore amico Roger, detto “Nonno”, un grassone con il sogno di diventare arbitro di calcio. Entrambi si innamorano di Franc, commessa in una panetteria, ingenua, dolce, affascinante e leggermente svitata, almeno quanto Daniel, che la conquisterà. I soldi sono pochi, il mondo è un luogo cattivo e molto difficile da abitare, ma si amano, e questo è già qualcosa.

Kari racconta con leggerezza e ironia la storia di due ragazzi un po’ sperduti, così matti da innamorarsi l’uno dell’altro. Ma il suo sguardo non è di quelli banali, in cui tutto procede in maniera lineare e superficiale, anzi: il mondo abitato da Daniel e Franc è un mondo in cui mentre si scopre di essere innamorati ci sono elefanti che passeggiano per la strada, è un mondo in cui bisogna infrangere i dieci comandamenti per sentirsi vivi per la prima volta, un mondo in cui nessuno vorrebbe abitare, ma visto che si deve abitare comunque, tanto vale farlo nel modo più surreale e bello possibile. Un mondo in bianco e nero in cui un piccolo, leggero lampo a colori significa che una svolta è possibile, e comincia proprio da noi. Un piccolo miracolo del cinema europeo. Da adorare.

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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