Recensione “La Grande Bellezza” (2013)

Trenini che non portano da nessuna parte e quell’imbarazzo del dover vivere, sedimentato sotto il chiacchiericcio e il bla bla bla: Paolo Sorrentino trova Oscar e consacrazione nella descrizione, a tratti eccessiva, a tratti barocca, ma senza dubbio affascinante, di una società decaduta, annoiata, delusa, che cerca di riempire il vuoto della quotidianità con un’eleganza goffa, anch’essa vacua, corrotta, abbrutita dall’illusione. Perchè la grande bellezza, seppur immersa tra le grandi bellezze di una città come Roma, non c’è, è sparita, finita, persa per sempre, per il semplice motivo che non si è più in grado di coglierla. Toni Servillo è lo splendido Jep Gambardella, finito ad affrontare con cinismo la vuota illusione che lo circonda, però al tempo stesso lucido nell’analizzare con profonda onestà quell’apparato umano che un tempo era stato il suo unico successo letterario.

Una lunga serie di grandi sequenze, ognuna apparentemente fine a se stessa, ma in realtà parte integrante di un racconto, di quello stesso apparato che il protagonista osserva impotente, forse annoiato, certamente deluso e disilluso. Roma dal canto suo si dimostra centro di gravità, città di apparenze e illusioni, un luogo che “fa perdere tempo”, ma anche un non-luogo, troppo bella per essere reale, troppo ammaliante e in fin dei conti effimera. La città, che ha un suo ruolo centrale nella pellicola, non è meno decadente della società che la popola, nonostante le apparenze la facciano sembrare felice, impeccabile, nobile e realizzata: così come i suoi personaggi, squallidi burattini che si agitano per il puro bisogno di apparire, ma che nascondono in realtà una morte interiore, ben più grave di quella reale.

Così chi è in grado di accettare questa giostra finisce al centro della carrozza, chi non ne può più decide di mollare (in tal senso sono splendidamente dipinti i personaggi di Carlo Verdone e del “pazzo” Andrea: ognuno lascerà la sceneggiata a modo suo). Tra giraffe che spariscono, trucchi di magia, artiste bambine, nobili a noleggio, sante miracolose, preti poco spirituali e fenicotteri di passaggio, è così che si compie la tragica e brutale messinscena della vita. Paolo Sorrentino coglie la poesia della decadenza schiaffeggiandoci con il suo circo e al tempo stesso accarezzandoci con le sue meravigliose immagini. Che ci piaccia o no, l’Italia è (anche) questa qua.

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Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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Una risposta a Recensione “La Grande Bellezza” (2013)

  1. A chi ha amato le atmosfere de “La Grande Bellezza” consiglio il mio e-book “Noi ancora una volta”, di cui potete scaricare un estratto gratuito qui http://www.scrittorevincente.com/noi-ancora-una-volta/

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