Recensione “Pinuccio Lovero Yes I can” (2012)

L’Italia è un Paese bizzarro: alcuni realizzano un film all’anno e spesso con poche idee, altri, come Pippo Mezzapesa, dotato sia di idee che di talento, fanno fatica ad imporsi in sala. Il regista pugliese, pluripremiato e reso celebre grazie ai suoi bellissimi cortometraggi (molti di essi sono su youtube, fate una ricerca, non ve ne pentirete), torna su grande schermo dopo il sottovalutato “Il paese delle spose infelici”, uno dei film italiani più interessanti degli ultimi anni, che non ha trovato la fortuna che meritava. Dopo aver introdotto l’esilarante e genuino Pinuccio Lovero in un documentario presentato al Festival di Venezia (“Sogno di una morte di mezza estate”, in seguito al quale si è creato un piccolo caso mediatico intorno al protagonista), Mezzapesa ritrova il custode del cimitero della sua Bitonto in un documentario ancora più divertente, ironico, in cui l’inarrestabile Pinuccio decide di presentarsi alle elezioni comunali del suo paese.

Dopo un impiego come custode del cimetero nella frazione di Mariotto, dove da quando è arrivato non è morto più nessuno, Pinuccio Lovero trova lavoro nella sua Bitonto come becchino. Dopo un breve periodo di celebrità (che lo ha portato in tv nei salotti di Frizzi, Magalli e Bonolis), Pinuccio è tornato alla sua quotidianità. Ma la ribalta gli manca, e al tempo stesso i servizi del cimitero sono in condizioni pietose: l’occasione per tornare sotto i riflettori e contemporaneamente migliorare il suo lavoro capita grazie alle imminenti elezioni comunali. Pinuccio Lovero decide di candidarsi come consigliere, ma la campagna elettorale si trasformerà in un circo di personaggi bizzarri e di situazioni esilaranti che, attraverso il microcosmo bitontino, ci aiuterà a capire meglio l’Italia stessa, con gli egoismi e i sotterfugi della scena politica, ma anche con il folclore di chi la popola.

L’occhio attento di Mezzapesa, sempre bravissimo nel raccontare ambienti e personaggi che senza dubbio appartengono al suo cinema, accompagna Lovero nei suoi spostamenti per il paese, durante i preparativi per il suo matrimonio, per le elezioni, per le continue sepolture che riempiono le sue giornate al cimitero. Pinuccio è un personaggio che da un lato sogna un pizzico di celebrità (un tema che lo accomuna al protagonista di “Reality” di Garrone), dall’altro il suo senso del dovere e la passione con cui si dedica al suo lavoro lo rendono un esempio: lui al cimitero ci tiene davvero, più che un becchino interpreta il lavoro da vero e proprio concierge. Non fatevi ingannare dal manifesto del film, che come stile richiama le peggiori commedie italiane: “Pinuccio Lovero Yes I can” è un documentario che fa ridere (tantissimo), atipico, che ci mostra un’Italia incasinata e mai doma, amara ma anche ironica. A Roma si dice: “fatti una risata, che magari domani ti svegli sotto a un cipresso!”. Ecco, con Pinuccio Lovero di risate ve ne farete davvero tante, al domani poi, ci pensa lui.

 

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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