Speciale Festival di Roma 2014

GIORNO 1
We are young. We are strong:
Antonio Gramsci diceva: “Il vecchio mondo muore e il nuovo non può ancora nascere: oggi è il tempo dei mostri”. In questa frase si può racchiudere il senso del film del regista tedesco di origini afgane Burhan Qurbani, ambientato in quella Germania che nel 1992 era ancora un Paese giovane, incontrollabile, unito da soli tre anni e ancora lontano dal benessere economico di cui gode attualmente. Il film racconta la celebre “notte del fuoco” avvenuta nella città di Rostock nell’estate del 1992. Il meraviglioso bianco e nero della fotografia, lo stile impeccabile della regia (numerosi e notevoli i piani-sequenza) e l’astio di cui si nutrono molti dei personaggi della pellicola fanno pensare subito ad una sorta di versione tedesca de “L’odio” di Kassovitz, ma il film di Qurbani risulta più drammatico non solo perché racconta eventi realmente accaduti, ma soprattutto perché ci lascia sui titoli di coda con un finale molto pessimista. Gli anni passeranno, ma la strada verso la civiltà e la tolleranza sarà ancora lunga…
VOTO 7,5

GIORNO 2
Still Alice: Julianne Moore giganteggia in un film drammatico diretto dal duo Glatzer – Westmoreland. Una professoressa di linguistica, stimata professionista, viene colpita da una rara forma di Alzheimer precoce. Il suo rapporto con il marito, con i tre figli, con il lavoro e soprattutto con se stessa cambia totalmente. Si può continuare a vivere dignitosamente, anche se la malattia ti sta portando via tutto? Funziona l’idea di mostrare una studiosa di linguistica perdere lentamente le sue capacità comunicative. Decisamente interessanti le dinamiche famigliari scaturite dalla scoperta della malattia.
VOTO 6,5

The Lies of the victors: Thriller politico tedesco, diretto da Christoph Hochhausler. Un noto giornalista d’inchiesta sta lavorando su un tema scottante: l’esercito tedesco sembra stia trasformando le identità di alcuni ex militari invalidi in persone sane. Gli viene affiancata, suo malgrado, una giovane e determinata stagista. Fabian manda la ragazza ad indagare su un caso di suicidio, ma ben presto si rende conto che le due storie potrebbero essere legate. I due cominciano ad indagare più a fondo, ma la pista che seguono è vera o stanno soltanto raccogliendo le briciole messe là da qualcuno più potente di loro? Un film che racconta la capacità delle lobby di manipolare l’opinione pubblica. Si perde un po’ nelle scene madri, e lascia l’impressione di non aver sfruttato pienamente il potenziale della storia.
VOTO 6-

Eden: Mia Hansen-Love si conferma tra le giovani autrici più interessanti del panorama europeo. Uno dei migliori film visti finori al Festival, incentrato sulla ascesa e la caduta di un dj francese negli anni ruggenti della musica dance transalpina. Il film non cade nella trappola del cliché, raccontando gli eccessi, le malinconie, gli amori, gli entusiasmi e le difficoltà di un ragazzo alla ricerca della sua strada. Impeccabile.
VOTO 7,5

GIORNO 3
Buoni a nulla: Gianni Di Gregorio porta la malinconica leggerezza delle sue commedie al Festival di Roma. Rispetto ai film precedenti si riscontra lo stile inconfondibile, ma senza i vicoli di Trastevere perde qualcosa in atmosfera. Il protagonista Gianni a pochi mesi dalla pensione viene trasferito in un nuovissimo ufficio lontano da casa sua e dalle sue abitudini. Qui continua inizialmente a subire le solite angherie, finché non decide di dire basta. Con Marco Marzocca e Valentina Lodovini. Si ride e ci si diverte, fa il suo.
VOTO 6,5

Lulu: L’argentino Luis Ortega racconta la vita di due giovani in una Buenos Aires in cui l’unica cosa che conta è arrangiarsi, quando la povertà e la mancanza di opportunità inducono alla follia. Così la vivono Lucas e Ludmila, due canaglie vagabonde, due anime sole e disperate nel mezzo del caos urbano, figlie di una Nouvelle Vague francese che sembra danzare tra i vicoli della città. Un po’ confuso e a tratti surreale, un film che dà l’impressione di perdersi per strada, un po’ come i suoi personaggi. Nonostante tutto la strada, gli ambienti reali, le luci non artificiali regalano un’idea di cinema vero, reale, e c’è qualcosa di affascinante in tutto ciò.
VOTO 6-

GIORNO 4
A girl walks home alone at night:
Una sorta di western urbano in lingua persiana. Vampiri, comics, colonna sonora magnifica e quella leggerezza indie che lo rendono irresistibile. Uno dei film più cult di questo Festival: una ragazza-vampiro passa le notti tra le strade della misteriosa Bad City, popolata dalla peggior feccia del genere umano. Incontra un ragazzo solitario con il quale instaura un’ambigua amicizia. Bianco e nero, suggestioni che derivano a tratti dal cinema di Tarantino, a tratti da quello di Sergio Leone, in una pellicola pop, horror, vagamente western. Da vedere.
VOTO 7,5

Trash: Il nuovo film di Stephen Daldry (scritto però da Richard Curtis) racconta la storia di tre ragazzi delle favelas di Rio de Janeiro e il ritrovamento in una discarica di un portafogli ricercatissimo dalla polizia. I tre ragazzini piuttosto che consegnare l’oggetto cominciano ad indagare sul perché di tanto interesse intorno ad un portafogli scomparso, cambiando per sempre le loro vite. La mente va subito agli inseguimenti tra gli slum di Mumbai nella prima parte del celebratissimo “The Millionaire”, al quale il film di Daldry sembra ispirarsi. Due ore che scivolano veloci tra corse a perdifiato e tre monelli pronti a tutto pur di continuare a sentirsi nel giusto. Bello.
VOTO 6,5

GIORNO 5
Gone Girl: Probabilmente era il film più atteso del Festival, e ora sappiamo perché. Fincher mette in scena un thriller senza esclusione di colpi, una trappola per topi dove il protagonista e lo spettatore restano incastrati scena dopo scena, fino ad un finale inaspettato. Bisogna scendere a patti con la sceneggiatura e accettare tutto ciò che vediamo, la credibilità non è infatti il punto forte di questo film, ma chi se ne importa in fondo: è cinema, ragazzi!
VOTO 7+

About a girl: Diretto da Mark Monheim, è la storia di una quindicenne complicata che, delusa da tutto ciò che la circonda, decide di togliersi la vita. Fortunatamente non ci riesce, e dopo quel giorno comincia lentamente a scoprire quanto la vita possa essere ricca e piena di bellezza. Film tedesco marcato da una forte atmosfera indie (a partire dalle musiche e dai titoli di testa in versione animata), una vera e propria ventata di freschezza.
VOTO 6,5

La prochaine fois je viserai le coeur: Il cinema francese, si sa, si ama o si odia. Probabilmente anche questo film è destinato a dividere gli spettatori: noir d’autore oppure due ore in cui non succede niente? Noi, ovviamente, puntiamo sulla prima definizione. Liberamente tratto da una storia vera, il film di Cedric Anger ricrea fedelmente le atmosfere algide della Piccardia e le manie omicide del suo terrificante protagonista, un uomo dalla doppia vita: gendarme ligio al dovere e assassino di giovani donne. Pur perdendosi lungo il suo incedere, Anger è bravo a mantenere sempre alto il ritmo e il livello di coinvolgimento.
VOTO 6,5

GIORNO 6
Tusk:
Da Kevin Smith ci si può aspettare davvero di tutto, a maggior ragione quando realizza film per puro divertimento personale e non per seguire uno stile o un’idea artistica ben precisa (come in “Clerks”, per intenderci). Questa sua ultima “fatica” è un tuffo nell’horror demenziale, un racconto surreale e assurdo che a tratti diverte ma che spesso ci fa domandare: cosa stiamo guardando? Smith sembra voler confermare le infinite possibilità offerte dal cinema, dalla serie “trova un’idea, non importa quanto sia assurda, e girala!”, e da questo punto di vista la storia del vecchio maniaco che mutila le sue vittime trasformandole in trichechi umani (parodiando alla lontana “The Human Centipede”) ha anche il suo perché. Ci si diverte nel ripescaggio “artistico” di Haley Joel Osment (ricordate il bimbo prodigio de “Il Sesto Senso”?) o nel piccolo ruolo del detective quebecois Johnny Depp, quasi irriconoscibile e totalmente fuori di testa. Insomma si ridacchia, ma da un autore geniale come Kevin Smith vorremmo decisamente di più.
VOTO 5,5

Dolares de arena: Una ricca donna francese si trasferisce nella Repubblica Domenicana per trascorrere in serenità i suoi ultimi anni di vita. Qui si innamora di una giovane locale, molto povera, che vive traendo profitto a spese della moltitudine di turisti che popola l’isola. Le due donne, basando la loro storia sulla reciproca convenienza, portano avanti il rapporto per tre anni, finché la più anziana non decide di portare la ragazza a Parigi. Un melodramma al femminile, splendido nell’ambientazione, tenero nella sua ingenua dolcezza, intimo ma a tratti noioso. Con una straordinaria Geraldine Chaplin.
VOTO 6+

GIORNO 7
Stonehearst Asylum: Sarebbe lecito domandarsi come hanno fatto Ben Kingsley e Michael Caine a finire in un film così brutto. Un giovane dottore si presenta alla porta di un manicomio situato nel mezzo del nulla per completare il suo tirocinio da psichiatra. Una volta qui scopre che in realtà l’istituto è gestito da un gruppo di malati di mente che si è sostituito ai veri medici. Non solo non è un film coinvolgente, ma i suoi errori narrativi sono talmente brutti da dare allo spettatore la sensazione di esser stato preso in giro per quasi due ore.
VOTO 4

Fino a qui tutto bene: Roan Johnson già con “I primi della lista” aveva dimostrato di essere un bravissimo autore, capace di raccontare con leggerezza e simpatia le (dis)avventure di un gruppo di ragazzi. Oggi troviamo la conferma di quanto di buono pensavamo di lui: cinque coinquilini organizzano una festa per dare l’addio alla casa dove hanno passato insieme gli anni dell’università, i più belli delle loro (e delle nostre) vite. I cinque amici si preparano a ciò che li aspetta là fuori, nella loro nuova vita. Un passo che tutti, chi più chi meno, abbiamo dovuto fare. Molto bello.
VOTO 7

Phoenix: Dovrebbe essere il vincitore ideale di questo Festival di Roma, perché ha tutte le carte in regola. Storia potente, attori perfetti, ottima regia, finale bellissimo. Nelly, sopravvissuta ad Auschwitz, subisce un intervento chirurgico al volto e diventa irriconoscibile. A Berlino si mette sulle tracce del marito, che non la riconosce, ma notando una somiglianza le chiede di assumerne l’identità per mettere le mani sull’eredità della moglie. Lei accetta, vuole sapere se lui la ama ancora o se è vero che l’ha tradita. Nina Hoss magnifica, se ci fosse ancora il premio per la migliore attrice, sarebbe suo a mani basse.
VOTO 7,5

GIORNO 8
All cats are grey:
Anche il titolo di questo film (così come “About a girl”, sempre della sezione Alice nella Città) è tratto da una canzone, in questo caso dei Cure, ma a parte un breve riferimento sui gusti musicali della protagonista, la pellicola di Savina Dellicour è incentrata su tutt’altro. La sedicenne Dorothy viene spiata dal detective Paul. La ragazza intanto vuole scoprire chi è il suo padre biologico e decide di rivolgersi proprio a Paul per farsi aiutare nelle ricerche. Tra i due nascerà un’amicizia speciale che li porterà ad una nuova scoperta di se stessi. Ben raccontato, ben interpretato, un film che si lascia vedere con piacere e interesse. Peccato per i liceali in sala, come ad ogni proiezione di Alice, capaci di rovinare ogni scena con urla e schiamazzi. Il cinema non è per i cafoni.
VOTO 6,5

GIORNO 9
Nightcrawler: 
Opera prima di Dan Gilroy, un film intenso e originale con uno dei migliori Jake Gyllenhaal mai visti sullo schermo. Lou non ha un lavoro ma è motivato, pronto a tutto pur di guadagnarsi un’occupazione che lo gratifichi. Una sera assiste ad un incidente stradale e osserva dei reporter d’assalto riprendere la scena per poi venderla alle televisioni. Comincia così a seguire le operazioni notturne della polizia, scalando sempre di più la scala del successo, finché non si ritrova coinvolto di qualcosa di estremamente pericoloso. Un bel thriller capace di mantenere costantemente alta la soglia di attenzione: non si empatizza con il protagonista, ma si resta ad ogni modo affascinati dalla caparbietà delle sue imprese, oltre a raccontare in maniera sottile il mondo spietato dei network televisivi, pronti a tutto pur di mostrare una goccia di sangue in più sugli schermi degli americani. Elettrizzante.
VOTO 7

The road within: La sezione Alice è sempre prodiga di piccoli grandi film, e quello di Gren Wells non fa eccezione. Un ragazzo affetto dalla sindrome di Tourette, in compagnia di un maniaco compulsivo e di una ragazza anoressica, rubano una macchina e fuggono di notte dall’istituto che li ha presi in cura. Il loro non sarà soltanto un viaggio per riscoprire i piaceri della vita, ma anche un’esperienza per affrontare le proprie paure, guardare in faccia le loro malattie e capire che una vita diversa, e migliore, è possibile. Divertente, sensibile, un bel viaggio attraverso gli occhi di tre ragazzi e il loro desiderio di vita.
VOTO 6,5

GIORNO 10
A most wanted man:
Anton Corbijn mette insieme un bel cast per un thriller di buon livello, ma soprattutto ti fa lasciare la sala con la malinconia che non vedrai mai più un nuovo film con Philip Seymour Hoffman: straordinaria ultima interpretazione. Ad Amburgo si incrociano i destini di un misterioso uomo in fuga, un banchiere, un’avvocatessa idealista e il capo di un’unità segreta di spionaggio tedesca. Oltre al già citato Hoffman, ci sono Rachel McAdams, Nina Hoss, Daniel Bruhl e Willem Dafoe.
VOTO 7

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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