Recensione “Due giorni, una notte” (“Deux jours, une nuit”, 2014)

Bastano trenta secondi, forse anche meno, per entrare nel film e sentirsi già coinvolti. C’è Marion Cotillard addormentata, un cellulare che suona. Lei si sveglia, risponde e la sua mano comincia a tremare, la voce si spezza, le lacrime trattenute a stento. Trenta secondi, e già capiamo di trovarci di fronte ad un film bellissimo. I fratelli Dardenne, maestri del cinema d’autore, dirigono una delle migliori attrici del panorama mondiale, in un susseguirsi di emozioni dove non ci sono buoni o cattivi, ma semplicemente una serie di persone in difficoltà, segnate dalla crisi e dai problemi economici con i quali devono combattere giorno dopo giorno. Il film non giudica nessuno, né punta il dito contro qualcuno, semplicemente racconta una storia non troppo distante dalla realtà di tutti i giorni, in Belgio come nel resto d’Europa.

Sandra viene improvvisamente a sapere di essere stata licenziata a causa di una votazione indetta tra i suoi colleghi dal caporeparto dell’azienda dove lavorava: in ballo c’era un bonus di 1000 euro per ognuno di loro, a patto di votare per il licenziamento della donna, o la conferma di Sandra e la rinuncia ad una somma di denaro considerevole per tutti gli altri. Sandra riesce ad ottenere una seconda, decisiva, votazione per il lunedì mattina: assistita dal marito, la donna avrà soltanto due giorni per incontrare i suoi colleghi e convincerli a rinunciare al bonus per salvarle il posto di lavoro.

Il film gioca, per tutto il weekend in cui si svolge, sulla ripetizione di azioni e gesti trovando in ogni scena una chiave diversa, una sfumatura diversa, e da ognuno dei personaggi, ovviamente, una reazione diversa. Marion Cotillard è straordinaria nella sua altalena di emozioni, dove le sue speranze e il suo dolore letteralmente implodono, i registi inoltre non cercano mai di spingere sul pedale delle emozioni a buon mercato, lasciando che sia lo stesso spettatore ad accompagnare la sua protagonista a bussare alle porte dei colleghi, sostenendola, cercando di tenere accesa la fiamma della speranza così come fa suo marito Manu. Un weekend che racconta ed elogia la forza interiore di una persona apparentemente fragile, che ritrova coraggio e voglia di lottare grazie alla battaglia che tenta di condurre insieme a suo marito. Il finale poi è un inno alla straordinaria bellezza del cinema. Imperdibile.

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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