Recensione “Selma” (2014)

Raccontare lo storico “Bloody Sunday” del 1965 e la lotta degli afroamericani per il diritto di voto senza apparire mai retorici o banali è possibile: a farlo è la regista americana Ava DuVernay, soltanto al terzo film, ma già esperta nel saper dosare gli ingredienti giusti al fine di raccontare una grande storia. Martin Luther King è un personaggio affascinante, magnetico, complesso: il film non vuole raccontare la sua vita, ma la sua marcia attraverso l’Alabama, per rivendicare i diritti fondamentali della sua gente e, di conseguenza, di qualunque essere umano.

Nella primavera del 1965 Martin Luther King, dopo aver ottenuto il premio Nobel per la pace, cerca di ottenere dall’allora presidente Lyndon Johnson una legge per concedere a tutti gli afroamericani la possibilità di iscriversi alle liste elettorali. Vedendosi negata la richiesta, King decide di radunare un corposo gruppo di manifestanti e di dirigersi a Selma, una cittadina dell’Alabama celebre per numerosi episodi di intolleranza razziale, e tentare di portare a termine una marcia pacifica verso la capitale dello Stato, Montgomery.

Scandito da una lunga serie di rapporti dell’FBI, coinvolta in modo inquietante dietro ogni passo di Martin Luther King, il film racconta in maniera vivida l’affresco sociale di un’America in pieno cambiamento, è la storia di una voce forte e perentoria: non solo la voce del suo leader, che nonostante le paure e le incertezze va avanti per la sua strada, ma anche la voce di un popolo, di una comunità che sa di essere nel giusto e cerca, attraverso la non violenza, di rivendicare i propri diritti fondamentali.

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Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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2 risposte a Recensione “Selma” (2014)

  1. Ivan ha detto:

    Poco fa mi capitava di commentare una recensione di Selma su un altro blog ed esprimevo la mia perplessità in merito alla possibile retorica presente nel film (potenzialmente ovviamente, ti parlo non avendo ancora avuto modo di vederlo), problema che, pur tra mille meriti, mi sembrava avessero pure 12 Anni Schiavo (nel sottofinale con Brad Pitt), Invictus e Lincoln (in alcuni momenti tendenti all’agiografia), tanto per rimanere nella cerchia dei film relativamente recenti.

    La tua recensione è comunque l’ennesima positiva per questo Selma, e probabilmente i miei timori sono infondati🙂

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