Recensione “The Program” (2015)

Stephen Frears sembra essersi appassionato alle inchieste giornalistiche. Dopo la bellissima storia raccontata in “Philomena”, dove un giornalista accompagna una signora anziana alla ricerca del figlio, il regista britannico basa il suo nuovo film su un altro fatto di cronaca, stavolta sportiva, che ha letteralmente girato il mondo per la portata del suo scandalo. Che la storia di Lance Armstrong fosse da film non c’erano molti dubbi già prima del suo coinvolgimento nel doping, quando il ciclista aveva sconfitto il cancro per poi vincere sette Tour de France consecutivi. Ma è quello che c’è stato dietro a tutto ciò, brillantemente smascherato dal giornalista David Walsh, è molto più che una semplice storia da film.

Il ciclista statunitense Lance Armstrong fa il suo debutto al Tour de France nel 1993. Il suo fisico non è adatto ad una competizione di questo genere, ma la sua determinazione e la sua sicurezza portano il ragazzo a farsi notare tra gli appassionati e i giornalisti. Poco dopo gli viene diagnosticato un cancro ai testicoli, che l’atleta riuscirà a sconfiggere prima di tornare all’attività agonistica. Qui, con l’aiuto del medico italiano Michele Ferrari, mette su un vero e proprio programma farmaceutico che dovrà coinvolgere l’intera squadra: un uso costante di sostanze dopanti che, grazie all’attenzione del direttore sportivo Johan Bruyneel, riuscirà a superare ogni controllo medico. Il resto è storia: Armstrong domina il Tour de France per sette anni consecutivi, diventando un eroe per il mondo intero. Ma non tutti credono alla favola: il giornalista David Walsh comincia a indagare su Armstrong e, nonostante la brillante ostruzione del ciclista, la verità uscirà fuori…

Frears alterna agilmente meravigliose immagini di strada alle scene in cui il programma del titolo viene messo in atto, mostrando le varie sfaccettature di un uomo accecato dalla sua ambizione, innamorato della propria leggenda, che ha sempre utilizzato il suo impegno nella lotta al cancro come parafulmine per ogni accusa. La bravura del regista è di alternare sfumature documentaristiche (come i sottotitoli che introducono ogni nuovo personaggio, le interviste di Walsh) all’adrenalina della strada, ai chiaroscuri dell’inchiesta giornalistica, al preciso approfondimento della personalità di Armstrong: un grande manipolatore in un mondo, quello del ciclismo, ai tempi piegato a 360 gradi dall’uso di sostanze illecite.

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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