Recensione “Vinyl” (2016)

Su queste pagine non si parla spesso di serie tv, lo so io, lo sapete (forse) anche voi. Ma qui ci troviamo di fronte ad un episodio pilota di 110 minuti, diretto da Martin Scorsese e prodotto dallo stesso regista in collaborazione con sua maestà Mick Jagger. Per di più, è uno di quei casi più unici che rari in cui comincio a vedere una serie in contemporanea con il resto del mondo. E se avete bisogno di un altro motivo vi dirò anche che ne sto scrivendo a proposito per il più semplice dei motivi: è uno dei migliori episodi pilota che abbia mai visto.

Scorsese ci mette i bravi ragazzi, Jagger l’industria musicale anni 70. Sesso, droga, rock n roll, un cadavere, italoamericani, camicie colorate, basette lunghe, Robert Plant e musica da urlo (di questo ne parleremo più avanti). Bob Cannavale inoltre si rivela un protagonista perfetto. Nel cast troviamo anche il viso luminoso di Olivia Wilde e James Jagger, che porta in scena l’irriverenza di papà Mick. Se fino a qualche giorno fa l’arrivo di questa serie aveva suscitato la nostra curiosità, adesso che l’abbiamo cominciata ha catturato definitivamente la nostra attenzione: c’è  davvero il potenziale per parlare di capolavoro.

E adesso parliamo della storia (occhio, potrebbero esserci spoiler sulla prima puntata): siamo nel 1973. Richie Finestra, produttore musicale a capo dell’etichetta American Century, è praticamente costretto a vendere la sua creazione ad una società discografica tedesca. Per chiudere l’accordo deve però sistemare una serie di faccende rimaste irrisolte: c’è da risanare la rottura con i Led Zeppelin, la band del momento, convincendo Robert Plant e il loro celebre manager Peter Grant a firmare un contratto con loro. Bisogna poi convincere il proprietario di alcune stazioni radiofoniche a non boicottare l’etichetta, perché questo significherebbe la bancarotta. Inoltra bisogna motivare i propri dipendenti a scoprire le band del futuro (motivo per cui un’ambiziosa impiegata finirà ad un concerto che sembra segnare l’inizio del punk, in un periodo in cui la parola punk, musicalmente parlando, neanche esisteva). Un altro storico concerto, quello dei New York Dolls (che apre e chiude la puntata), vede Richie uscire vivo dal crollo (realmente avvenuto) del palazzo in cui si stava svolgendo la serata: sembra uno zombie, un essere inanimato che rinasce a nuova vita. La sua esistenza, così come la scena musicale newyorkese, sta per cambiare definitivamente.

Come già fatto in “Boardwalk Empire”, Scorsese racconta una storia immaginaria all’interno della Storia reale, affiancando i personaggi fittizi ad una serie innumerevole di nomi, luoghi ed eventi reali: ci sono così i già citati Led Zeppelin, c’è il concerto dei New York Dolls e il collasso dell’edificio, negli uffici della American Century si ascoltano gli Slade, si fanno commenti sul primo singolo degli Abba, si ricorda Woodstock. Insomma, c’è un mondo reale, in cui gli appassionati di musica incontreranno note e personaggi conosciuti, un mondo che sembra pronto ad entrare in scena in qualunque momento, semplificando il processo di familiarità con questo nuovo show televisivo.

Guardando “Vinyl” si ha costantemente l’impressione di (ri)scoprire il rock per la prima volta, di tornare ai tempi in cui si sognava di fare musica per passione, nonostante il business (il personaggio, inventato, del bluesman Lester Grimes si inserisce perfettamente in questo contesto). Il romanticismo legato alla musica è però appena accennato (in particolare nella scena con la chitarra quadrata di Bo Diddley), perché il business c’è, eccome se c’è, ed è fatto di orge, di pillole e di cocaina (“Il problema era il mio naso e quello che ci ficcavo dentro”), di truffe e di bustarelle: “Credevate che le radio passassero i dischi perché erano belli?”. Insomma, c’è del marcio, e tanto, nell’industria discografica.

Chiudiamo con la colonna sonora che, ovviamente, è pazzesca. C’è l’adrenalina dei New York Dolls di David Johansen, c’è la splendida “Cum on feel the noize” degli Slade, ci sono i Led Zeppelin che propongono una cover di Eddie Cochran. E ancora, “Suspicious Minds”, “All the young dudes” dei Mott the Hoople, il sound inconfondibile di Otis Redding, i Black Sabbath e tanto, tanto altro.

Comincia così “Vinyl”: “It’s only rock n roll (but I like it)”.

vinyl-poster

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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