Recensione “Sfida senza regole” (“Righteous Kill” 2008)

Una carriera, quella di Al Pacino e Robert De Niro, segnata dalla competizione; orde di cinefili incalliti divisi alla domanda: «chi è il migliore?», un dualismo paragonabile in campo musicale a quello che ancora oggi persiste a proposito di Beatles e Rolling Stones. Al Pacino e Robert De Niro sono il cinema, i loro nomi crivellano l’immaginario collettivo di immagini collegate ai loro personaggi più indimenticabili: Travis Bickle, Michael Corleone, Al Capone, Tony Montana, Jake La Motta, Carlito Brigante, solo per citarne alcuni. Dopo Il Padrino parte II, dove di fatto i due non si incontrano in nessuna scena, e Heat – La Sfida, in cui li vediamo insieme soltanto in un paio di sequenze (una delle quali particolarmente memorabile), i fan sono stati finalmente accontentati: le due leggende della New Hollywood insieme nello stesso film, per la gioia dei produttori, consapevoli del fatto che due nomi di questo calibro sono sufficienti a portare in sala masse di spettatori.

Il detective Turk (De Niro) apre la scena confessando ad una telecamera di aver ucciso 14 persone. In seguito a questa informazione, il film torna sui suoi passi presentandoci il poliziotto: si tratta di un uomo dedito al suo lavoro, che si altera facilmente di fronte alle ingiustizie e ai criminali, in coppia da decenni con il detective Rooster (Pacino), meno sanguigno e più riflessivo rispetto al suo collega. I due sono dei veri mostri sacri del distretto di polizia (così come lo sono del mondo del cinema, e in tal senso è eloquente la battuta di una loro collega: «Mi piacete voi due quando lavorate insieme»), si trovano a dover indagare sul Poeta, un giustiziere della notte moderno, un serial killer di criminali e spacciatori, che uccide per poi lasciar sui loro corpi un biglietto con dedica in rima. I due detective, diversi in tutto «come Lennon e McCartney», si ritrovano in competizione con due detective più giovani provenienti da un altro distretto, che sospettano Turk di essere il famigerato Poeta (sospetti che sembrerebbero fondati, vista la confessione iniziale riproposta e sviluppata attraverso continui flash-forwards). Criminali e assassini vengono puniti uno dopo l’altro dal misterioso assassino, fino ad un finale prevedibilissimo che se da un lato non riesce ad emozionare dal punto di vista narrativo, dall’altro coglie il segno grazie all’espressività dei due protagonisti.

Con qualunque altra coppia di attori il film difficilmente sarebbe riuscito a raggiungere la sufficienza, ma quando a dettare le regole ci sono Al Pacino e Bob De Niro ogni cosa è avvolta da un alone diverso, senza dimenticare lo svantaggio di non poter godere in sala della voci originali dei due attori. Tra l’altro scorre un brivido nel vedere in scena insieme a Pacino anche il sottovalutato John Leguizamo, che molti ricorderanno in Carlito’s Way (nei panni del gangster Benny Blanco). La pellicola di Jon Avnet non esalta per originalità e bellezza, ma la gioia di vedere De Niro e Pacino insieme ha la meglio su ogni pecca di sceneggiatura. Come dice il film: «molti rispettano il distintivo, tutti rispettano la pistola», ma più di tutto, rispettiamo Al Pacino e Robert De Niro.

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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