Recensione “Vizio di forma” (“Inherent Vice”, 2014)

Prendete un romanzo di Bukowski, “Pulp”, ad esempio. Prendete personaggi assurdi che sembrano usciti dalla testa dei fratelli Coen. Metteteci dentro la Los Angeles hippie de “Il grande Lebowski”, un intreccio noir ingarbugliato come ne “Il grande sonno” e condite il tutto con lo stile visivo di un magnifico Paul Thomas Anderson, che per la prima volta porta sullo schermo un romanzo di Thomas Pynchon. Uno straordinario Joaquin Phoenix, perennemente con la canna in bocca, ci accompagna in questo trip allucinato: con lui un cast perfetto, dove spiccano i nomi di Josh Brolin, Reese Witherspoon (che brivido rivederla in coppia con Phoenix), Benicio Del Toro e Owen Wilson.

Verso la fine degli anni 60 il detective privato Larry “Doc” Sportello riceve a sorpresa la visita della sua ex ragazza mai dimenticata, Shasta, ora partner di un ricco imprenditore, Mickey Wolfmann. Secondo Shasta la moglie di Wolfmann e il suo amante vogliono rinchiudere l’uomo in un istituto mentale. Poi la ragazza sparisce nel nulla, mentre Doc riceve ancora le visite di strani personaggi: un altro uomo gli chiede di rintracciare Glen Charlock (guardia del corpo proprio di Mickey Wolfmann), mentre una donna disperata si rivolge al detective per ritrovare il marito scomparso, il sassofonista Coy Harlingen. I tre casi confluiranno presto in un’indagine unica che coinvolge una nave e molti altri personaggi: Doc, aiutato e ostacolato dal poliziotto “Bigfoot” Bjornsen, dovrà muoversi nella nebbia (dell’indagine ma anche dei suoi spinelli) per venire a capo della situazione e ritrovare la donna che ama.

Un meraviglioso e grottesco noir degli anni 2000: il detective solitario e problematico, la voce fuori campo (stavolta affidata ad un personaggio femminile), i neon di Los Angeles e le sue luci distorte, un’indagine pericolosa e al tempo stesso più grande del protagonista e ovviamente l’immancabile femme fatale, motore di tutto. In diritto marittimo il vizio di forma, o vizio intrinseco, è ciò che su una nave non è possibile assicurare, tutto ciò ovvero che può succedere e che non si può evitare. Anche per questo a fine proiezione è inevitabile sentirsi spaesati e anche un po’ fatti, ma sarà anche inevitabile portare fuori dalla sala le emozioni e i colori di un’indagine grottesca e decisamente fuori gli schemi. Da vedere e, soprattutto, da rivedere.

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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Una risposta a Recensione “Vizio di forma” (“Inherent Vice”, 2014)

  1. Ivan ha detto:

    Lo voglio vedere al più presto, anche perché il penultimo film di Anderson, The Master (che se ti interessa ho recensito sul mio blog), lo considero un grande capolavoro. E Joaquin Phoenix, come ben sai, vale da solo il prezzo del biglietto!😉

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